Huawei, aiuti segreti alla Corea del Nord per realizzare la sua rete wireless

Huawei, aiuti segreti alla Corea del Nord per realizzare la sua rete wireless

A complicare i non semplici rapporti tra gli Stati Uniti e Huawei intervengono le rivelazioni del Washington Post: l’azienda cinese avrebbe segretamente intrattenuto rapporti commerciali con la Corea del Nord per realizzare e mantenere la sua rete wireless. Il Dipartimento del Commercio americano sta indagando sulla vicenda dal 2016 e le prove potrebbero venire proprio dai documenti che un ex-dipendente della società cinese ha consegnato al quotidiano statunitense.

Secondo quanto emerso dal materiale fornito, Huawei, in collaborazione con Panda International Information Technology – società cinese di proprietà statale -, ha lavorato negli ultimi otto anni ad una serie di progetti nella nazione guidata da Kim Jong-Un. Le indiscrezioni diffuse avvalorano quindi l’ipotesi che Huawei possa avere violato le norme statunitensi sul divieto di fornitura di apparecchiature alla Corea del Nord.

DICHIARAZIONE UFFICIALE DI HUAWEI

Joe Kelly, portavoce ha sottolineato che Huawei non ha una presenza commerciale in tale nazione, ma non ha risposto esplicitamente alla domanda se l’avesse avuta in passato, direttamente o indirettamente. Al tempo stesso, non si è espresso sulla veridicità dei documenti ed ha rifiutato di verificarla.

La dichiarazione ufficiale rilasciata da Huawei a seguito delle accuse recita:

Huawei è pienamente impegnata a rispettare tutte le leggi e le normative applicabili ai paesi e alle regioni in cui opera, comprese tutte le leggi e i regolamenti sulle norme e il controllo delle esportazioni delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.

Silenzio invece da parte dell’altra società coinvolta.

 

Per individuare il momento storico in cui Huawei sarebbe diventato partner delle Corea del Nord bisogna risalire al 2008. Prima di tale data, ricorda il Washington Post, la Corea del Nord ha fatto fatica a trovare una società multinazionale disposta a realizzare la sua rete wireless 3G. La soluzione arrivò con la creazione del provider Koryolink, nato proprio a seguito della visita segreta, avvenuta nel 2006, di Kim Jong Il – allora dittatore della Corea del Nord – alla sede di Huawei in Cina (Shenzhen).

Koryolink è nata dalla joint venture tra Orascom Telecom Holding – un’azienda egiziana – e il dipartimento poste e telecomunicazioni sudcoreano, che ha dato vita ad un nuovo soggetto: CHEO Technology. Il ruolo di Panda International Information Technology sarebbe stato quello di ”canale” di comunicazione tra Huawei e la Corea del Nord: tramite essa Huawei avrebbe immesso nel Paese stazioni radio base, antenne e altre apparecchiature necessarie per avviare le attività di Koryolink.

Hanno deciso di lavorare con Huawei da quel momento in poi, conferma Alexandre Mansourov, professore aggiunto della School of Foreign Service dell’Università di Georgetown.

L’IMPATTO SUI RAPPORTI USA HUAWEI

Le rivelazioni del giornale statunitense intervengono in una fase in cui Huawei è stata già sanzionata dagli Stati Uniti con l’inserimento nella entity list (la lista delle società straniere con le quali le aziende statunitensi non possono intrattenere rapporti commerciali e che non possono vendere le proprie apparecchiature negli Stati Uniti per ragioni di sicurezza nazionale).

Il ban disposto a fine maggio era stato motivato principalmente dalla violazione del divieto di forniture all’Iran ed ora si avrebbero nuove prove a sostegno dell’ipotesi che Huawei abbia collaborato con nazioni nei confronti delle quali gli Stati Uniti hanno imposto delle misure restrittive. L’immagine del produttore cinese che queste accuse tratteggiano è riassunto dalle dichiarazioni di un portavoce del Dipartimento di Stato USA che, commentando il rapporto del Washington Post, ha dichiarato:

Tutto ciò rientra in una preoccupazione generale che abbiamo sulla responsabilità aziendale e su una società come Huawei che non è affidabile per la sua cultura aziendale e per i numerosi episodi che indicano la volontà di eludere o violare le leggi. Lavorare con regimi come la Corea del Nord, che privano regolarmente le persone dei loro diritti umani fondamentali, suscita preoccupazione.

Trump ha dimostrato segnali di apertura nei confronti di Huawei in occasione del G20 di fine giugno, ma bisognerà valutare quanto le nuove indiscrezioni incideranno sulla scelta di riconfermare il ban, al momento sospeso sino al 19 agosto prossimo.

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